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ERODOTO, LE STORIE, VII LIBRO (POLIMNIA), 226


Size: 70 x 50 cm
Handmade manuscript written with dip pen (with metallic nib) and acrylic ink in Greek minuscule script, as it has been styled in the late Byzantine era. Decoration inspired of an attic red-figure kylix by the Triptolemos Painter, Greek  and Persian in combat. 480 BC, Edinburgh, The Royal Scottish Museum.

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ERODOTO, LE STORIE, VII LIBRO (POLIMNIA), 226

226) Spartani e Tespiesi si comportarono altrettanto bene, ma il più valoroso si narra sia stato lo spartano Dienece, che prima dello scontro coi Medi avrebbe pronunciato la seguente battuta. Sentendo dire da uno di Trachis: "Quando i barbari scaglieranno le frecce, copriranno il sole con la moltitudine dei dardi" (tante erano le frecce), Dienece non rimase per nulla scosso da questa osservazione e rispose, mostrando di disprezzare il numero dei nemici, che l'ospite di Trachis stava dando tutte notizie magnifiche: visto che i Medi oscuravano il sole, contro di loro la battaglia si sarebbe svolta all'ombra e non al sole.

http://www.misteromania.it/erodoto/storieVIIB.html

Erodoto (in greco antico Ἡρόδοτος, traslitterato in Heròdotos; Alicarnasso, 484 a.C. – Thurii, dopo il 430 a.C.) è stato uno storico greco antico, famoso per aver descritto paesi e persone da lui conosciute in numerosi viaggi, considerato da Cicerone come il «padre della storia»[1]. In particolare ha scritto al riguardo dell'invasione persiana in Grecia nell'opera Storie (ἱστορίαι). Nella sua opera, ispirata a quella dei logografi (in particolare Ecateo di Mileto), egli cerca di individuare le cause che hanno portato alla guerra fra le poleis unite della Grecia e l'Impero persiano ponendosi in una prospettiva storica, utilizzando l'inchiesta e diffidando degli incerti resoconti dei suoi predecessori.

https://it.wikipedia.org/wiki/Erodoto

 

Ἱστοριῶν ἑβδόμη ἐπιγραφομένη Πολύμνια
226 Λακεδαιμονίων δὲ καὶ Θεσπιέων τοιούτων γενομένων ὅμως λέγεται ἀνὴρ ἄριστος γενέσθαι Σπαρτιήτης Διηνέκης· τὸν τόδε φασὶ εἰπεῖν τὸ ἔπος πρὶν ἢ συμμῖξαι σφέας τοῖσι Μήδοισι, πυθόμενον πρός τευ τῶν Τρηχινίων ὡς ἐπεὰν οἱ βάρβαροι ἀπίωσι τὰ τοξεύματα, τὸν ἥλιον ὑπὸ τοῦ πλήθεος τῶν ὀιστῶν ἀποκρύπτουσι· τοσοῦτο πλῆθος αὐτῶν εἶναι. τὸν δὲ οὐκ ἐκπλαγέντα τούτοισι εἰπεῖν ἐν ἀλογίῃ ποιεύμενον τὸ Μήδων πλῆθος, ὡς πάντα σφι ἀγαθὰ ὁ Τρηχίνιος ξεῖνος ἀγγέλλοι, εἰ ἀποκρυπτόντων τῶν Μήδων τὸν ἥλιον ὑπὸ σκιῇ ἔσοιτο πρὸς αὐτοὺς ἡ μάχη καὶ οὐκ ἐν ἡλίῳ.

(ed. A. D. Godley. Cambridge. Harvard University Press. 1920)
http://el.wikisource.org/wiki/%CE%A3%CF%85%CE%B3%CE%B3%CF%81%CE%B1%CF%86%CE%AD%CE%B1%CF%82:%CE%97%CF%81%CF%8C%CE%B4%CE%BF%CF%84%CE%BF%CF%82